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Colli di bottiglia
Di Lupoalfeo (del 06/04/2014 @ 12:31:58, in Parliamo di...)

Era circa il 1300 quando un fiorentino dava un’unica lingua al nostro Paese. Sono dovuti passare 500 anni prima che un  Conte piemontese riuscisse nell’impresa di unificarlo, ben conscio che molto restava da fare. Si ricorda ancora il suo detto: “abbiamo fatto l’Italia, adesso dobbiamo fare gli italiani”. Uomo di grande lungimiranza, che ben conosceva la poliedricità dei soggetti con cui si doveva dar vita al nuovo Stato. Gente e non popolo, come qualcuno ci ha definiti, che privilegia localismi e interessi personali ad un’idea di nazione. Questo è il Paese che ingloba più specificità al mondo: Stato del Vaticano, Repubblica di San Marino, cinque regioni autonome oltre le province di Trento Bolzano.

Ciò ci restituisce un quadro che testimonia un territorio non effettivamente unito territorialmente  e in quanto alla lingua, basti pensare al bilinguismo di alcune realtà.

In questo “insaccato” si sono sviluppati localismi e corporazioni, privilegi e rendite, divenuti col tempo, colli di bottiglia che ostacolano la crescita dell’Italia.

Nel passato, la risposta per tenere insieme tutto ciò, è stata una politica assistenzialista che ha finito per depauperare il Paese e ingenerare una pretesa di avere uno “Stato chioccia” sotto cui devono trovare riparo tutti i pulcini in circolazione, anche se di altre “covate”.

La pretesa è diventata insostenibile.

Il “nuovo fiorentino” si dovrà misurare con questo e non è né facile né semplice. E’ vero che ha dalla sua un crescendo di consensi non riconducibili solo alla sua parte politica bensì a una platea più larga. Un consistente aiuto gli arriva da Forza Italia che dopo aver abbassato il ponte levatoio delle riforme, assiste impotente ad un esodo di migranti pronti a sostenere il premier e questo non perché hanno cambiato idea politica, ma semplicemente perché non è solo l’appeal del leader  a fare la fortuna di un partito, ma ciò che esso  propone, quello che una volta si chiamava : programma.

Ora Renzi non ha molto tempo per dimostrare le sue capacità.

Per evitare l’implosione e tappare subito i fori che i suoi compagni di partito stanno praticando nella diga del consenso deve velocemente consolidare la sua posizione portando a casa alcune delle riforme annunciate. Certo il rischio è quello di non avere le migliori riforme, ed in qualche caso di buttare anche il bambino con l’acqua sporca ma l’alternativa è dimostrato porta all’aborto di qualsiasi cambiamento. Le bicamerali, le commissioni o le proposte di nuove assemblee costituenti hanno già, in passato, divorato fior di politici che della concertazione e consenso avevano fatto il loro karma. Questo è infatti un “teatro” dove i sabotatori trovano le condizioni ideali per far saltare tutto ed assicurare lo status quo a chi da questo ha ricevuto solo rendite.

Renzi ha un compito che non deve dimenticare: riscattare il futuro dei giovani e dunque dell’Italia, pazienza se qualche cosa non sarà perfetta. Dobbiamo lavarci dal lerciume del recente passato, a profumarci ci penseremo domani. 

        

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