Napolitano, Monti e la Corte dei Conti
Di Admin (del 18/06/2012 @ 08:03:01, in Parliamo di...)
L’intervento del Presidente Napolitano che ha dato vita all’esperienza politica del Governo tecnico Monti presupponeva il concorso delle maggiore forze politiche al di là di del credo di ciascuno. Una misura emergenziale che velocemente portasse a dare risposte:
 
  • in economia con l’adozione di provvedimenti urgenti capaci di rassicurarei partner Europei;
  • al varo di misure strutturali, capaci di garantire Istituzioni europee, organismi Internazionali e mercati,       di cui  l’Italia è parte, sulla tenuta economico-finanziaria e su regole gestionali  tali da assicurare l’effettivitàdelle  garanzie del sistema Paese; 
  • all’approvazioni bipartisan delle riforme costituzionali, istituzionali, ed elettorali in grado di assicurare per il futuro trasparenza, governabilità, equità e partecipazione nonché essere funzionali e rendere duraturi i precedenti punti.
Tra le riforme prese in esame ad oggi, a nostro avviso, ne manca una che è fondamentale, se si vuole prendere atto di come si è nel tempo trasformata la Pubblica Amministrazione, di quali strumenti si è dotata per raggiungere i suoi obiettivi o di come fornisce servizi ai cittadini: la riforma della Corte dei Conti.
Servirebbe quindi la riscrittura degli art. 100 e 103 della Costituzione che trattano appunto dei compiti e le funzioni di questo organismo.
Come è noto la Corte dei Conti nacque nel 1862 quale soggetto di consulenza, per il nascente Stato italiano.
Il 1 gennaio del 1948 il suo profilo si è modificato con l’entrata in vigore della nuova Costituzione Repubblicana che con gli art. 100 e 103 regolano e qualificano la Corte quale organo ausiliario del Governo, di rilevanza costituzionale.
Successivamente una serie di leggi ordinarie si sono sovrapposte nel tempo cercando di contemperare vecchi compiti con nuove competenze tra cui alcune derivanti dalla normativa europea.
L’assetto, i compiti e le funzioni acquisiti rendono l’organismo scarsamente efficiente in un contesto spesso poco chiaro e a volte confliggente, relegandola prevalentemente a compiti meramente contabili.
La nascita delle public utilities oltre i tradizionali centri di spesa (Rai, Iri, Anas ecc..), richiederebbero una valutazione complessiva che non sia solamente contabile ma anche gestionale.
Il dibattito dottrinale esiste, pur se carente nella visione innovativa, il rischio è che si esaurisca in ulteriori ritocchi e sovrapposizioni senza effettivamente incidere sui nodi effettivi.